LinkedIn chiude in Cina

Microsoft rinuncia alla versione localizzata in cinese di Linkedin, piattaforma che diventa così l'ultimo grande social media con sede negli USA ad aver operato nel paese. Verrà sostituito da InJobs, app che non includerà i classici feed social e la possibilità di condividere post o articoli.

La mossa è maturata dopo che il servizio di proprietà di Microsoft è stato costretto a bloccare i profili di giornalisti e attivisti per i diritti umani in Cina a causa dei contenuti postati, ritenuti "proibiti".
Il passo indietro di LinkedIn rappresenta la più grande partenza dal Paese asiatico di un'importante azienda tecnologica degli ultimi anni.

Nel mese di Marzo, LinkedIn aveva già annunciato che avrebbe temporaneamente messo in pausa le iscrizioni di nuovi membri in Cina per assicurarsi di essere in conformità con la legge locale. Più o meno nello stesso periodo, il regolatore internet cinese aveva imposto al social di regolare meglio i suoi contenuti entro 30 giorni. Negli ultimi mesi, LinkedIn ha quindi notificato a diversi attivisti dei diritti umani in Cina, accademici e giornalisti il blocco dei loro profili in Cina, per contenuti vietati.

L'uscita di LinkedIn dal mercato cinese è solo l'ultimo capitolo di una battaglia che le aziende internet occidentali hanno affrontato operando in Cina. Twitter e Facebook erano state bloccate dal 2009. Google ha lasciato la Cina nel 2010 dopo aver rifiutato di censurare i risultati sul suo motore di ricerca. Anche Signal e Clubhouse sono state bloccate nel 2021. Tutto questo avviene nonostante in Cina LinkedIn veniva spesso utilizzato dagli imprenditori cinesi per connettersi con acquirenti stranieri.

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